Ho davvero tanti ricordi della mia infanzia. Fin dai 4 anni. Ricordo per esempio mio padre che si mette a piangere dopo un'inaspettata visita di amici. Gli avevano comunicato che suo fratello era morto in un incidente in moto. Avevo 4 anni.
Questi ricordi a volte invadono i miei pensieri senza che io possa in alcun modo fermarli. Succede spesso quando provo emozioni forti. Probabilmente questo è legato proprio a quelle, alle emozioni, alle sensazioni. Può essere che certe emozioni provate ora, richiamino stesse emozioni provate da infante per altri accadimenti. Non so, sono ignorante in materia (come in molte altre).
In questo periodo mi ricordo di un parco davanti alla mia vecchia casa. Una volta i parchi di periferia non erano molto curati. I giochi per bambini erano di ferro, spesso un po' arrugginiti e sempre cigolanti. E se un bambino cadeva, cadeva sulla ghiaia, non su quei fantastici pannelli morbidoni che ora montano sotto ogni gioco (in legno).
Dicevo un parco. Poco curato. La parte adiacente alla ferrovia era proprio lasciata a se stessa. E in questa parte c'era una sorta di fossato profondo circa due metri, tipo una half-pipe di terra, che collegava il parco ad una specie di isoletta confinante con la ferrovia. Era bella quell'isoletta, ma ci andavano solo i bambini più arditi. Due metri non sono tanti adesso, ma da piccoli... Ed era molto ripida sia la discesa che la risalita. A piedi era vietato tra l'altro. Se volevi andare di là dovevi farlo con la tua biciclettina. E se aveva piovuto ovviamente passare lanciati sul fondo era da piloti di motocross, c'era fango ovunque e un sacco di solchi lasciati dalle altre bici. Quando non pioveva per un po' e quei solchi si asciugavano divenivano delle vere trappole. Dovevi passarci perfettamente in traiettoria perchè in quei due secondi che ci passavi dentro in velocità se solo azzardavi a muovere il manubrio eri fottuto.
Per un anno intero credo di essere arrivato lì al limite del fosso gigante a guardare gli altri che se la spassavano nell'isoletta, troppo spaventato da quella voragine e neo orfano delle rotelline da bambino che non sa andare su due ruote.
Un giorno invece mi alzai deciso che quel pomeriggio l'avrei fatto. Sono sceso con la mia biciclettina sono arrivato lì e mi sono lanciato. Arrivato di là mi sentivo un figo della madonna. E ho visto che non era poi così difficile come manovra. Ci presi gusto. Iniziai a fare su e giù di bestia, non giocavo nemmeno con gli altri che erano sull'isoletta. Andavo avanti e indietro in continuazione, ogni volta cercando un passaggio diverso, un'altra traiettoria, sempre più veloce. E in quella situazione mi sono sentito più grande, cresciuto. Ero fiero di me. Cazzo se ero fiero di me. Ero diventato uno dei più bravi nonostante fossi il più piccolo. E anche i più grandicelli, sempre sbruffoni e sempre pronti al sopruso, forti di quei centimetri e kili in più, iniziavano a rispettarmi e a volermi nella loro banda.
In questi giorni sto provando le stesse emozioni. Grossomodo le stesse. Sono fiero di me. Sono molto fiero di me.
P.S.- Un bel giorno in uno dei tuffi nel fosso, la mia biciclettina (che era una bici da bambino) ha ceduto. Il manubrio si è proprio squagliato nel punto dove si raggiungeva la massima velocità. Mi sono distrutto in una caduta rovinosa sollevando un sacco di polvere e infilandomi svariati sassolini nelle abrasioni sulle ginocchia, sui gomiti, ma anche nei palmi delle mani. Ero davvero aperto. Ma questa è un'altra storia.
E comunque pochi giorni dopo il mio caro nonno mi regalò un'indistruttibile bmx.
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