martedì 11 febbraio 2014
Camminando sulle braci spente (?)
sabato 25 gennaio 2014
...solve et coagula...
Io sono il Demonio e sono pericoloso.
Ma solo se vengo ferito.
Anche tu diventi pericolosa se vieni ferita. Ma io... Io sono il Demonio.
E se ti parlo di cose scomode lo faccio per non diventare pericoloso.
Non certo per metterti in difficoltà.
Sono passate tre settimane. Io non sono abituato. Non ho mai vissuto una situazione così. Ti vedo più di lui, vero. Ma sempre di nascosto. Clandestino nella mia città.
Capisci che nonostante tutto l'ardore e l'incredibile ondata di sentimenti, nonostante ci si veda sempre, nonostante spesso le parole siano superflue a causa della nostra incredibile intesa... Io non ci sto troppo bene poi. Perchè poi arriva il momento dove arriva quello ufficiale. Ed io, che ti ho accompagnato durante tutta la settimana, vengo messo da parte quando non evitato.
Credevo che dando tempo al tempo la cosa sarebbe cambiata, ma in tre settimane non è cambiato nulla. E la mia insofferenza come hai potuto vedere sta crescendo.
Io sono il Demonio e sono pericoloso.
Ce la metto tutta per farti stare bene, ti do tutto me stesso. Vorrei tutta te stessa in cambio. Mi sembra equo. E tu mi dai tutta te stessa, ma clandestinamente. Quindi non è proprio tutto tutto.
Ma c'è lui. Un bravo ragazzo, sono certo sia una bellissima persona, che ti ha aiutato, ti ha salvata. C'è la riconoscenza nei suoi confronti. E' capibile, quasi nobile da parte sua in effetti. Ma che cazzo voglio io?
Cazzo se tutte le tipe che mi sono riconoscenti stessero con me sarei al centro di un Harem mica male. Io sono il Demonio.
Mi chiedo come sia possibile stare con una persona per riconoscenza, per gratitudine. E' un controsenso, se poi vai tutta settimana a letto con un altro. Stai insieme ad uno per tradirlo. E' una forma di gratitudine che fatico a capire fino in fondo.
Ma di sensato nelle storie burrascose non c'è mai nulla. Inutile cercare spiegazioni. Ho visto che non sappiamo darne nemmeno a noi stessi, figuriamoci l'un l'altra.
Io che posso dire... Che per ora ci sono e ci sarò. Non sono pronto per fare a meno di te e (ora si ride) ti sono grato per avermi tirato fuori dal vortice depresso in cui ero finito.
Ma io sono il Demonio. E non voglio ferirti in nessun modo.
Quindi mi preparo al terzo weekend in panchina dopo una settimana di intensi allenamenti. Anche se più correttamente non sto in panchina, sto in tribuna, non convocato. Non fuori rosa, ma non convocato.
Sto in un certo senso rivivendo quello che ho fatto passare alla mia ex quando l'ho conosciuta sette anni fa, quando ero in rotta con la ex-ex.
Vita intensa.
Un continuo finire nel baratro, incontrare qualcuno che mi tira fuori per nutrirsi di me per poi rigettarmici una volta sazio e satollo.
Ma io sono il Demonio. E in fondo il baratro è un po' la mia cazzo di casa.
...solve et coagula...
lunedì 20 gennaio 2014
domenica 2.0
Si parla, si ride delle proprie miserie che ci sembrano quasi grandi conquiste, viste con un bicchiere in mano e la voglia di far tornare a bruciare le nostre anime come sanno.
Succede che mi faccio convincere ad andare ad uno spettacolo. Lei non si fa sentire, non risponde al telefono alla sua/mia amica = Lei non verrà. Anzi loro non verranno. E sembrava effettivamente plausibile.
Succede che entriamo e non la vedo. Lui sinceramente mi ricordo solo che è più alto di me (incredibile, vero?), ma per il resto potrebbe essere chiunque. La sera che me l'ha presentato avevo bevuto parecchio (incredibile, vero?) e comunque faceva parte nella mia mente delle variabili poco interessanti, in quanto "moroso di una che mi piace, ma tanto anche io ho la morosa, quindi la faccenda è chiusa". Poi siamo in ritardo: sono già tutti seduti al buio.
Succede che la amica mi indica delle sedie effettivamente libere e al buio ci mettiamo lì. Per fortuna lei si mette a destra rispetto a me. Gomito a gomito col moroso di Lei. Lei è accanto a lui ovviamente. Ma io continuo a non vedere e guardo lo spettacolo.
Succede che niente, alla fine, di tutti i posti liberi possibili, gli unici erano proprio quelli accanto a loro (incredibile, vero?). La amica dopo un po' me lo fa notare, dato che io seguivo lo spettacolo e non mi accorgevo di nulla. Io starei anche, ma lei chissà come sta. Mi rimetto il giubbotto ed esco senza emettere suoni. Un ninja. Come è giusto che sia tra l'altro; già mi sto alzando a metà spettacolo dopo che ero pure arrivato in ritardo, che maleducato cafone.
Succede che mi avvio a piedi sotto una pioggia battente verso casa. Saranno un paio di chilometri.Arrivato alla Torre Cimabue (chiamiamola col suo nome: Pala Blu) però, visto che piove e sono fradicio, mi imbuco in metro per una fermata sola.
Vado al bar.
Bevo una volta, fuori, da solo.
Due sigarette.
Penso alle mie vicissitudini.
Vecchie e nuove.
In fondo posso dire di vivere e aver vissuto una vita degna di questo nome.
E mi sento un po' fiero di me.
Chissà cosa succederà nella prossima puntata. Nelle prossime puntate. Il colpo di scena. Chissà se arriverà e che colpo di scena sarà. L'evolversi degli eventi apre a diversi possibili scenari
In ogni caso sono un buono stuntman, so fare il mio lavoro e mi piace anche. Fare la comparsa mi può andare bene, in un film bello come questo, anche se ovviamente il film prima o poi finirà.
Vediamo che succede nel frattempo.
domenica 12 gennaio 2014
Il freddo per il letto
Andarselo a cercare è sempre stata la mia specialità. E l'età a quanto pare non migliora la situ, anzi.
Elia Billoni è sempre un grande comunque. Bella persona, mi ha fatto piacere si ricordasse di me ed è sicuramente il miglior interprete di Fumaretto. Mi ha tolto dai brutti pensieri per darmene altri meno brutti, dato che sono passati dalla categoria "pensieri" alla categoria "ricordi": la vecchia latteria, le vacanze, il suo cd cantato a squarciagola in auto, le riprese uguali a Supreme Summer (oggi è venuto a trovarmi Dade tra l'altro, forse cercando conforto, forse cercando di risanare uno strappo insanabile).
E intanto la persona a cui penso dorme con un altro. Giustamente tra l'altro. Io attualmente sto in panchina. Il titolare è lui.
É sempre una situazione poco simpatica, ma non sono uno sprovveduto. Non sempre perlomeno. Sapevo sarebbe successo (ma va?) e ho anticipato le cose. Non che me la renda più facile, ma ci ho provato.
domenica 5 gennaio 2014
Two thousands memories
Questi ricordi a volte invadono i miei pensieri senza che io possa in alcun modo fermarli. Succede spesso quando provo emozioni forti. Probabilmente questo è legato proprio a quelle, alle emozioni, alle sensazioni. Può essere che certe emozioni provate ora, richiamino stesse emozioni provate da infante per altri accadimenti. Non so, sono ignorante in materia (come in molte altre).
In questo periodo mi ricordo di un parco davanti alla mia vecchia casa. Una volta i parchi di periferia non erano molto curati. I giochi per bambini erano di ferro, spesso un po' arrugginiti e sempre cigolanti. E se un bambino cadeva, cadeva sulla ghiaia, non su quei fantastici pannelli morbidoni che ora montano sotto ogni gioco (in legno).
Dicevo un parco. Poco curato. La parte adiacente alla ferrovia era proprio lasciata a se stessa. E in questa parte c'era una sorta di fossato profondo circa due metri, tipo una half-pipe di terra, che collegava il parco ad una specie di isoletta confinante con la ferrovia. Era bella quell'isoletta, ma ci andavano solo i bambini più arditi. Due metri non sono tanti adesso, ma da piccoli... Ed era molto ripida sia la discesa che la risalita. A piedi era vietato tra l'altro. Se volevi andare di là dovevi farlo con la tua biciclettina. E se aveva piovuto ovviamente passare lanciati sul fondo era da piloti di motocross, c'era fango ovunque e un sacco di solchi lasciati dalle altre bici. Quando non pioveva per un po' e quei solchi si asciugavano divenivano delle vere trappole. Dovevi passarci perfettamente in traiettoria perchè in quei due secondi che ci passavi dentro in velocità se solo azzardavi a muovere il manubrio eri fottuto.
Per un anno intero credo di essere arrivato lì al limite del fosso gigante a guardare gli altri che se la spassavano nell'isoletta, troppo spaventato da quella voragine e neo orfano delle rotelline da bambino che non sa andare su due ruote.
Un giorno invece mi alzai deciso che quel pomeriggio l'avrei fatto. Sono sceso con la mia biciclettina sono arrivato lì e mi sono lanciato. Arrivato di là mi sentivo un figo della madonna. E ho visto che non era poi così difficile come manovra. Ci presi gusto. Iniziai a fare su e giù di bestia, non giocavo nemmeno con gli altri che erano sull'isoletta. Andavo avanti e indietro in continuazione, ogni volta cercando un passaggio diverso, un'altra traiettoria, sempre più veloce. E in quella situazione mi sono sentito più grande, cresciuto. Ero fiero di me. Cazzo se ero fiero di me. Ero diventato uno dei più bravi nonostante fossi il più piccolo. E anche i più grandicelli, sempre sbruffoni e sempre pronti al sopruso, forti di quei centimetri e kili in più, iniziavano a rispettarmi e a volermi nella loro banda.
In questi giorni sto provando le stesse emozioni. Grossomodo le stesse. Sono fiero di me. Sono molto fiero di me.
P.S.- Un bel giorno in uno dei tuffi nel fosso, la mia biciclettina (che era una bici da bambino) ha ceduto. Il manubrio si è proprio squagliato nel punto dove si raggiungeva la massima velocità. Mi sono distrutto in una caduta rovinosa sollevando un sacco di polvere e infilandomi svariati sassolini nelle abrasioni sulle ginocchia, sui gomiti, ma anche nei palmi delle mani. Ero davvero aperto. Ma questa è un'altra storia.
E comunque pochi giorni dopo il mio caro nonno mi regalò un'indistruttibile bmx.