sabato 30 novembre 2013

Cobra night

Le prove di ieri? Fantastiche. Siamo praticamente pronti per registrare l'EP. Dovrei essere contento, ma in realtà non me ne frega un cazzo. Ed è brutto, specialmente nei confronti dei miei compagni di suonata.

Quindi esco dalle prove e vado al concerto nel mio locale preferito. E nel tragitto, col riscaldamento a canna in auto e i Rammstein altrettanto a canna, sempre in auto, decido che "stasera mi devasto". Effettivamente ho due soldi in tasca, si può fare.

Per i profani e per chi non mi conosce vi spiego il mio cocktail preferito, premettendo che non sono un tipo da cocktail. Si chiama Cobra ed è molto semplice. Ghiaccio, Cola e Braulio. I pro lo preparano con il pestato di lime. Quelli ancora più pro con il pestato di lime e menta.

Ebbene nel vortice in cui sto vivendo appena smetto di lavorare/suonare e quindi inizio a pensare, mi arriva quest'impulso di autodistruzione che se prende il sopravvento è difficile da controllare.

Ieri ho bevuto una decina di cobra. Ho ballato dieci minuti. Ho capito che sto giro l'impulso di autodistruzione ha perso. Nel senso che non ero affatto ubriaco nonostante mi fossi praticamente scolato una bottiglia di Braulio da solo (e una cassetta di cocacola, ma quella non conta).

Dopo un po', nonostante la mia riluttanza, vengo di peso messo in un'auto diretta al putrido, e poi al Lio, con due amici e una ragazza carina che m tiene a braccetto.  Al Lio no. Folla, troppi volti conosciuti, tutti sballati che ti chiedono come stai. La ragazza è carina, ma non basta. Io non sono per niente ubriaco, inizio a pensare che mi abbiano servito del Braulio analcolico, ma non credo esista per fortuna.

Dopo il putrido i ragazzi sono stati così gentili da riportarmi al locale, dove avevo la mia auto, che ho acceso e portato a casa. Lì ho sfamato i gatti e mi sono messo a letto, assieme a loro e al mio senso di sconfitta. Non riesco più nemmeno a prendere una sbronza come si deve.

mercoledì 27 novembre 2013

A mali estremi

Andare a fare l'operaio su una piattaforma petrolifera in Groenlandia per un anno.
Turni da dieci ore al giorno.
Due giorni di riposo al mese (dove sei comunque nella piattaforma in mezzo al mare gelido).
Circa seimila (6000!) euro netti al mese.

C'è da farsi il culo certo.
Come se da circa dieci anni a questa parte, quando i miei lavori a tempo determinato dietro le scrivanie sono stati soppiantati da un lavoro manuale e spacca schiena, non mi stia smazzando giornate devastanti.
So come si fa. Credo ce la farei.

E lì in mezzo al nulla non rischierei di incontrare nessuno. Con nessuno. I pensieri prima o poi se ne andrebbero, scacciati dalla fatica.

Avrei un sacco di tempo per pensare.

Non suonerei per un anno. Questo potrebbe essere un problema, ma anche no.

E tornerei con un discreto gruzzolo, potrei estinguere il mutuo.

Dormiamoci su.

Altalene

Chissà quanto durerà questo ciclo di alti (oddìo alti... Altini... Alticci, meglio) e bassi da Fossa delle Marianne.
Oggi sono stato nella Fossa per quasi la totalità della giornata. Avrei preferito la fessa alla Fossa, ma quella quasi non ricordo nemmeno com'è fatta. E poi mica è facile. Non perchè manchino le occasioni, per quello anzi (un musicista che non è proprio un cesso ha sempre qualche carta in più nel mazzo, è un dato di fatto). E' che dopo sei anni il pensiero di andare con un'altra... Sarebbe strano...

Ho perso la grinta, la dolcezza, l'entusiasmo... Se si potessero traslare le emozioni in frequenze il mio ipotetico equalizzatore avrebbe tutti i potenziometri abbassati. Sto suonando senza passione, sto suonando benissimo, ma sono freddo, faccio il compitino. Alle prove, chiaro; sul palco cambia tutto.

Non la sentirò più.
E' così assurdo, pazzesco... Dal giorno alla notte il sogno, per cui hai sofferto e che credevi di aver trovato dopo anni, ti sfugge dalle mani mentre lo stavi ancora costruendo... 
Ed è pazzesco il cambio di registro comportamentale.
Il giorno prima bacini e amore, il giorno dopo è tutto morto, finito, diventi una sorta di fastidio.
Ecco forse è proprio questo. Nessuna mai mi ha chiesto di sparire, se non quando la lasciavo io. 

Eh sì bravo. Ora che hai elucubrato così bene stai meglio immagino...
Giornata no.

domenica 24 novembre 2013

Sto ammazzando l'amore.

Perchè dopotutto non serve più, obsolescenza che porta a mali psicosomatici misteriosi, cipiglio, espressioni colorite e volgari di un ubriaco cattivo, ricerca spasmodica del bianco che porta sistematicamente al nero, congiunzioni astrali annichilenti, scudo incrinato e inutilizzabile, lama spezzata, fango sul cuore, pensieri beceri e sfiancanti, violenza latente, divagazioni inesorabilmente avviate ad un binario morto, morto il respiro lieve della dolcezza, sto ammazzando l'amore. Tu me l'hai chiesto. Ed io per amore lo farò.
E poi è una questione di sopravvivenza.

giovedì 21 novembre 2013

Breathe

Io ho vissuto veramente il non respirare- Essere seguito, quando non anticipato. Ma fisicamente, non con sporadiche email o sms. Tipo vai nel tuo locale (dopo svariati tentativi di vessazione al telefono) e te la trovi lì. Ho cambiato molti posti per questo motivo. Compagnie e tutto il resto.
Era davvero brutto. Vivevo nell'angoscia: sapendo di star facendo soffrire una persona, ma pagando più del dovuto questa cosa per via dei suoi patetici comportamenti. Cosa che per mesi mi ha logorato e ha rischiato di logorare anche la mia storia successiva. Ho fatto un bel tira e molla all'inizio per colpa di queste mie pare, è uno dei miei crucci. La storia è partita male all'inizio, forse non poteva finire altrimenti, per bella che sia stata nel durante. Chissà.

Attese.

Chissà cosa ti fa provare l'essere così fredda nei miei confronti. Non posso credere che non senti nulla quando decidi di agire in una certa maniera invece che in un'altra.
A volte penso tu non sia sincera. Ma non voglio crederlo. Beh non sarebbe una novità, è meglio che questo lo tenga bene a mente. Perchè l'amore ottenebra, l'amore ha la memoria corta, cortissima. Il perdono che si dona quando si ama sul serio, quando si ama follemente, porta a delle clamorose amnesie, per non dire cantonate. Me lo ripeto da una vita, ma non l'ho mai, mai imparato.
E tu chissà cosa provi.
E c'è quel mio caro amico. Che dopo una serata chiarificatrice finita bene, anzi benissimo, non ho più sentito se non quando lo chiamo io.
Lo stesso amico che involontariamente ti ha portato via da me, ti ha dato modo di crescere, e ora ti vede tutti i giorni. Lo stesso amico a cui hai dato un quadro molto più bello del mio, dove hai messo molta più passione, non mi intorti. Lo stesso amico che ora gode anche del mio quadro preferito nell'ufficio. Quel quadro che ti ha portato nell'ultima chiacchierata ad una caduta di stile, una di quelle per cui in fondo ti amo; quando alle mie parole mi hai proposto uno "scambio" con uno di quelli che mi hai regalato. 
Ed io vedevo che stava succedendo, ma non lo volevo capire. O forse speravo di essere inutilmente apprensivo, come mi capita sovente. Non so più che pensare.
Capisco solo i miei sentimenti, e stando alle tue parole capisco anche i tuoi. Ma nelle tue parole la freddezza non era contemplata.
Chissà cosa provi.

lunedì 18 novembre 2013

Sei nelle più alte fratello.

E così ti ritrovi più vecchio. E ti ritrovi a dover ricominciare tutto daccapo.
Molti mi avevano messo in guardia. Ma tu sei un sognatore. E la amavi. E la ami.
Ma che pensieri inutili. Invece di tirarti su le maniche e...
Ah, ma certo. In fondo è solo la seconda volta che ti succede. E l'ultima volta (che era anche la prima) avevi 23 anni.
In fondo vorresti riconquistarla, ma chissà. Forse non sarebbe la cosa giusta nei suoi confronti. Le romperesti le palle e risulteresti patetico. Come l'ultima volta (che era anche la prima e avevi 23 anni) che hai mandato una rosa al giorno per dei mesi alla tipa. Per te erano gocce di sangue (anche a livello di soldi) che stavi perdendo. E la fioraia sessantenne che in modo dolce/imbarazzato e contro il suo interesse ti diceva di lasciar perdere, che era inutile.
Vorresti lasciarle una rosa e dei truffini sulla porta del suo ufficio. Ecco, non tutti i giorni, chiaro. Solo una volta o due.


Anche se ti ha ammazzato.